Aboliamo la Vigilanza

Di poche cose si può fare tanto ragionevolmente a meno come di questa lagnosa commissione di Vigilanza sulla Rai. Già il nome fa noia, le beghe intorno alla sua presidenza affliggono da settimane, il contributo a qualcosa che sia di una qualche utilità pubblica risulta labile – praticamente irrilevante. Uno dice: Vigilanza Rai, e si potrebbe pensare a un efficiente servizio di metronotte per viale Mazzini. Sarebbe poco, ma sarebbe qualcosa.
26 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 09:42 | 19 AGO 20
Immagine di Aboliamo la Vigilanza
Molto si protesta, molto si discute, molto ci s’impegna (di solito per la “completezza dell’informazione”: altra formulazione vuota e codificata che, immancabilmente, precede un principio di colpo di sonno), molto si delibera. E molto (quasi tutto) resta esattamente come era prima. Quando fu inventata, si sosteneva che la commissione valesse quanto un sottosegretariato, erano quaranta tra deputati e senatori (praticamente un assembramento), si parlò pure di riunioni tenute direttamente alla Camilluccia, l’Olimpo dell’antica democristianeria. Leggende politiche, probabilmente. Ma col passare del tempo, e col crescere delle chiacchiere, e nonostante la riduzione dei suoi componenti, si è tramutata sempre più nell’ultimo rifugio di coloro che avevano perso incarichi ben più prestigiosi: ministri non riconfermati o ministri mancati. Non a caso, a leggere i giornali, adesso ci voleva andare la Melandri. E’ poco, si dice, ma è sempre qualcosa. Finita nella telenovela di Villari, forse è arrivato il momento di sbaraccare il quasi inutile orpello – ormai un impiccio. Siccome è tempo di crisi, ecco un buon esempio: cominciamo risparmiando sulle commissioni inutili.